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Non avevo mai visto le rondini così da vicino. Per me sono sempre state entità lontane: un disegno sui libri, oppure il tatuaggio sui pettorali di un tipo che frequentavo una quindicina di anni fa, lui si definiva "hipster", ma per me era un tamarro.
Volavano così in alto nel cielo, vicino al sole, che le distinguevo solo per il loro garrire.
Da qualche anno a questa parte, però, una famiglia ha iniziato a girare intorno alle mie finestre e a posarsi sui fili del bucato. Volteggiano, si fanno i dispetti e poi si riposano. Sono pettegole, parlano tra di loro e, secondo me, ogni tanto si mandano pure a fare in culo: sono delle vere baddies. Quando le sento arrivare corro alla finestra. Non sono bellissime, ma sono buffe e favolose; le loro acrobazie mi mettono sempre di buonumore. Amo la loro libertà, la loro capacità di migrare e la memoria incredibile che hanno per i nidi, che lasciano a settembre per volare verso paesi più caldi.
Poi, dopo qualche minuto, arrivano i gabbiani. Loro sì che sono bellissimi e regali, con quelle ali maestose e la coda nera a pois bianchi, ma sono anche arroganti, spocchiosi e veramente stronzi. Stavolta hanno lasciato sul lastrico la carcassa del loro pasto: un piccione. Che schifo.
Mi piace osservare i volatili, ne invidio la vita senza costrizioni. Se a qualcuno chiedessero qual è il mio animale preferito, quasi tutti risponderebbero "il gatto". Ma non è così.
A me... a me piacciono GLI UCCELLI!